I Geroglifici e l'Ontologia del diritto.
Stavo quindi scrivendo di queste cose quando il lavoro che stavo facendo nel mentre che lo facevo è stato ancora una volta 'scippato'. Per cui non è che è così che volevo scrivere di queste cose. Ed è anche per questo che le ho dovute interrompere, visto come sono accadute.
Comunque sia, la piccola materia di cui volevo trattare e di cui ho già scritto a proposito (sul vecchio account Twitter, che è stato sospeso) è proprio questa.
La relazione ontologica esistente tra i geroglifici, la scrittura per eccellenza, la prima forma di scrittura, considerata la scrittura degli Dei, la scrittura delle parole sacre, degli Dei, con cui la divinità parla all'uomo, (manifestazione, hieros-fainomai), ed il diritto.
Perchè sono andata in cerca di questo rapporto? Per cercare di dare un fondamento al diritto. O perlomeno perchè in esso vi ho scorto un possibile fondamento del diritto di cui valeva e vale la pena seguire la traccia. Per ritornare con i piedi per terra, e soprattutto per ridare al diritto il suo valore ontologico di base ed uscire dall'arbitrio in cui è stato confinato, e quindi amputato dei suoi valori e coordinate più profonde, del suo senso esistenziale, relegandolo solo all'ambito del diritto positivo, cioè posto dall'uomo.
Per la ricerca di un diritto ontologico e non positivo.
Di questo rapporto ontologico del diritto molto e molti hanno già scritto. Soprattutto italiani. In quanto tema primario da capire e ritrovare e che invece la didattica odierna del diritto nelle facoltà di giurisprudenza o nella pratica di esso nelle corti, e questo egemonicamente nel mondo a livello planetario, e non solo in Italia, o Europa, o nel mondo occidentale esclude, considerando come ufficiale, solo il diritto positivo, ponendolo come diritto vigente ed esclusivo, prodotto solo dallo Stato centralizzato, come suo strumento di governo o meglio potremmo dire di dominio. Didattica, costituzione dello Stato di diritto e corti funzionano tutte sulla concezione ereditata da Kelsen del diritto positivo come unico, esclusivo diritto legittimo e legale passibile di esercitare l'uso della violenza e della forza per garantirne l'applicabilità. Ora questa concezione esclusiva e predominante, che amputa il diritto della sua vera essenza, impedisce di avere e ritrovare la vera cognizione del diritto e di cosa esso è e di quale funzione è chiamato a svolgere nel seno della società e del mondo e dell'universo. E ne impedisce la sua ricostruzione cognitiva e di conseguenza anche il suo esercizio nella prassi.
Vi sono delle ragioni storiche che hanno portato a questo stato di cose e delle precise strategie e scelte intellettuali per cui si è giunti ad avere del diritto una sola esclusiva ridotta concezione di esso, ossia per cui si considera diritto solo il diritto positivo posto dallo Stato. E la prima di esse forse è da ricondursi proprio all'inizio con la nascita dello 'Stato moderno' e sua specifica concezione. Modello che nasce con Hobbes, e Rousseau. E il contrattualismo.
Ma senza andare così lontano, adesso, sebbene le due cose siano strettamente connesse, proviamo soltanto a limitarci a Kelsen. La sua concezione del diritto piramidale, la gerarchia delle norme, con la Grundnorm, alla base di esso, è diventata la dottrina del diritto che appunto si insegna e si pratica ad esclusione di tutte le altre, per cui come l'unica vigente, la sola ufficiale, e la sola valida. Tutte le altre manifestazione giuridiche vengono depennate. Dismesse come non legittime, quindi in un certo senso non valide legalmente.
Ora perchè si è fatta questa operazione di esclusione e centralizzazione monopolistica di tutta la sfera del diritto nel diritto posto, positivo, dello Stato? Proprio per strategicamente assolutizzare il potere dello Stato e degli Stati. Accaparrasi in maniera esclusiva di tutta la produzione giuridica permette di averne il pieno controllo e disposizione. Il diritto diventa uno strumento di governo e di potere in mano allo Stato. Attraverso cui lo Stato impone la sua volontà, ai sudditi, o cittadini. Eliminando dalla sfera del diritto tutto il diritto naturale, che però è pur sempre esistente ed agente di pieno diritto di suo, naturale, nella vita e nel mondo, nel cosmo, indipendentemente dalla volontà dell'uomo. Ora non prender più in considerazione l'esistenza del diritto naturale, voler vivere come se il diritto naturale non fosse più parte di questo mondo, ma solo un retaggio del passato che come tutte le altre cose vecchie, ideologie, mobili, tradizioni, concezioni, è stato superato è come possiamo vedere con i nostri occhi, errore di grave portata, in quanto ci porta a pensare di poter vivere come se esso non esistesse, e non avesse i suoi effetti e conseguenze sulla vita dell'uomo e degli umani.
Si è amputato il diritto, o reciso il diritto dal diritto naturale. Così facendo è più che comprensibile e sempre più chiaro che il 'malgoverno' del mondo stia sempre più prendendo piede. In quanto un diritto disancorato e sradicato dalle sue radici, e ridotto al puro arbitrio dei legislatori è molto pericoloso, innanzitutto e proprio per il fatto che smette di garantire la funzione per la quale il diritto è diritto ed esiste in quanto diritto. Ossia si finisce per perdere e smarrire il senso, e la funzione del diritto se esso non è più legato a terra ed ancorato alla realtà, ma si basa solo ed esclusivamente sulle volontà di maggioranze in parlamento, che cambiano a piacimento.
Ora il diritto, che è una cosa seria, non è un qualcosa che come una banderuola al vento gira in qualunque direzione senza senso, a piacimento. Il diritto ha un suo senso e direzione e funzione e fondamento ben preciso, che permette ad esso di svolgere appunto la sua funzione di garante della giustizia, e buon equilibrio, e armonia, e bilanciamento, e buon governo nella convivenza civile degli umani sulla terra, in relazione cioè alla disponibilità dei beni e risorse di cui essa dispone ed offre.
Se si vede del diritto solo la sua parte 'positiva' , cioè posta dall'uomo, e non si considera, si perde, si elimina, si stacca, la sua parte 'naturale, il diritto nel suo insieme ne risulta amputato e perde la sua base, il suo senso, il suo fondamento.
Ora un diritto amputato non può svolgere la sua funzione, di garante della pace, ed armonia tra i civili, e nemmeno essere più considerato come diritto, in quanto esso diventa arbitrio, nelle mani di pochi, che se ne sono accaparrati l'esclusiva produzione, per strumentalizzarlo in funzione dei loro interessi singolari, particolari, personali. Il diritto diventa strumento non tanto di governo e buon-governo, ma di dominio di una elite, una classe privilegiata, verso tutte le altre, dominate e sottoposte ad essa, e condannate a dover ubbidire leggi arbitrarie, non giuste, che privano loro di tutti i diritti e libertà. Trasformandosi quindi in un esercizio di puro arbitrio, abuso, violenza e tirannia, tutto il contrario di ciò che è il diritto, e l'uso che del diritto il 'buon-governo' dovrebbe farne.
Con Kelsen nasce quindi questa concezione oggi prevalente del diritto esclusivo in mano allo Stato. Diritto positivo, formale, piramidale.
E' contro questa concezione del diritto che ci si deve muovere quindi per ritrovare una via di respirazione dall'oppressione, per ritrovare il vero valore del diritto, che è quello del diritto naturale.
Difatti anche su questo come su tutte le cose o molte di esse, il salto nella modernità ha voluto far piazza pulita di tutto quello che è stato in un certo senso trasmesso e costruito dagli antichi. La modernità si è posta come il superamento dell'antico. Un balzo nel futuro, in cui dell'antico si può fare a meno. Un po' come oggi con la quarta rivoluzione industriale, per cui si vuole spazzare via tutto il passato, addirittura l'ordine del mondo e costruirne uno ex-novo, ancora più moderno e futuristico di quello 'moderno', che già dell'antico e sue tradizioni, nonché radicamento ha fatto quasi tabula rasa.
Questo salto nella modernità comincia in particolare soprattutto con Bacone, la Nuova Atlantide, e il Nuovo Organon. Appunto andando a voler spazzar via la 'filosofia aristotelica' e i suoi lasciti, quasi come cavilli sofistici dei sottanoni, rispetto alla sempre più preponderante importanza del metodo scientifico.
Il diritto pensato e costruito da Kelsen ci lascia quindi insoddisfatti ed incapaci in quanto umanità e società a risolvere i problemi odierni. Su tutti i fronti rispetto a tutti i problemi. In quanto è un 'diritto' che non riesce a garantire il diritto.
Ora per superare questa impasse in cui ci si trova bisogna dunque tornare a trovare le vere fondamenta del diritto. E queste si trovano nel diritto naturale.
L'analisi segue nel prossimo articolo.
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