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Le blog de el-theus

I Geroglifici e l'Ontologia del Diritto.

4 Mai 2022, 20:01pm

Publié par el-theus

Ho già parlato di queste cose diverse volte sia su twitter, che su telegram che su facebook, in varie occasioni molteplici volte, senza potere adesso riuscire a rintracciare e ritrovare tutti i passi e pezzi di questo discorso. Tuttavia lo porto avanti qui cercando di elaborarlo ulteriormente, come stavo appunto facendo. Lo dico perchè c'è chi magari contesta sul mio lavoro come sempre, o quelli che credono che sia una corsa, o un non so che, mentre sinceramente poco mi importa, avendo già scritte queste cose, e facendomi tendenzialmente i fatti miei, magari al contrario di molti altri. Comunque inutile disquisire con chi vuole eventualmente screditare o altro, di cui ormai poco si ha tempo.

 

Innanzitutto per cominciare voglio qui subito ricordare il bellissimo libro di Barbara Faenza, anche questo già segnalato in diverse occasioni sui social. Bellissimo libro dal titolo bellissimo: Il segno immortale. La splendida storia dei geroglifici. Decifrare la scrittura per capire la civiltà. (2020)

E' un bellissimo libro, scritto leggero e che introduce facilissimamente all'apprendimento della lettura dei geroglifici. L'ho letto e mi è piaciuto moltissimo.

Ed è proprio da questo titolo da cui voglio partire, perchè appunto è proprio lì a cui sempre si ritorna. Ai geroglifici e a quello che ci hanno lasciato gli antichi egizi. Credo che anche di questo ho scritto e divulgato innumerevoli volte. Lo dico, sempre perchè ci sono i diffamatori. Purtroppo, per cui bisogna precisare.

Comunque.

 

I geroglifici e il rapporto con la verità.

La verità è importante sempre, ma ancora di più lo è nel diritto. Il diritto deve infatti garantire la verità, da un punto di vista processuale, attraverso l'accertamento dei fatti, e deve basarsi sui fatti e la loro corrispondenza, tra norme e fatti, per ristabilire gli equilibri perduti e dare 'a ciascuno il suo', ossia fare giustizia, e con essa la pace.

 

Quando scrissi del rapporto tra i geroglifici e l'ontologia del diritto le volte scorse, avevo preso appunto come punto di partenza proprio il rapporto di somiglianza che sussiste nella scrittura ideografica tra la rappresentazione della cosa e le cose rappresentate. Questa corrispondenza permette di avere una cognizione più immediata del reale in quanto aderisce ad esso direttamente. Lo rappresenta e attraverso l'immagine, la raffigurazione, lo dice, lo esprime, lo comunica. In fondo è in un certo senso, perlomeno per l'intelletto, più facile e semplice capire il linguaggio ideografico che il linguaggio corsivo, poiché il pittogramma riproduce il concetto, la parola, l'immagine dell'oggetto così quale esso è. E' immediato. Così la maggior parte di tutte le scritture antiche all'origine. Ancora così la scrittura cinese, benchè stilizzata. Anche d questo avevo pubblicato. Sull'afabeto e gli alfabeti. Una bellissima mostra vista a Parigi nel 2010 all'Institut du monde Arabe proprio sull'alfabeto. 'La Mediterranée des Phéniciens de Tyr à Carthage.? Quel visage avait la civilization qui nous a donné l'alphabet?' https://www.khtt.net/en/page/5420/la-mediterranee-des-pheniciens-de-tyr-carthage. 

Avevo messo proprio la prima lettera dell'alfabeto ad illustrazione del tweet. La A che erano la raffigurazione delle corna di toro o vacca. Aleph. (Se riuscissi a riavere accesso al mio archivio twitter, potrei anche ritrovarla ed inserirla ad illustrazione).

Comunque nel caso di questo articolo basta solo concentrarsi sul rapporto tra geroglifici, scrittura ideografica, (nascita della scrittura) e verità.

Della teoria della verità ha detto tutto quello che c'è da sapere Tommaso d'Aquino. La teoria della verità o teoria della corrispondenza. Per cui si ha verità quando il linguaggio descrive la cosa rappresentata correttamente, ossia quando vi è corrispondenza corretta tra la cosa e la cosa rappresentata.

 

Perchè è importante la verità e ritrovare il nesso consustanziale ed ontologico che la verità intrattiene con il diritto, tra la verità ed il diritto? Appunto perchè, come dicevamo prima, per permettere al diritto di garantire la sua funzione principale che è quella di fare giustizia e con essa di fare pace. Garantire la pacifica convivenza tra i civili. E riportare l'ordine del giusto, e il giusto ordine del mondo, nell'ambito degli affari umani e dispute tra essi.

 

Ora si è giunti al punto per cui si crede che non solo il diritto sia arbitrio del più forte (la maggioranza, o le elites per essa), ma che non vi sia verità nel mondo, e che la sola verità che sussiste sarebbe relativa, il relativismo delle posizioni. Si vive pensando che si può fare a meno della verità, che si può vivere come se la verità non ci fosse o che fosse relativa. Ci si dovrebbe però a quel punto anche chiedere come farebbe il mondo a reggersi se non ci fossero i pilastri della verità? e senza direzione? e che senso avrebbe un diritto senza verità? Come farebbe il diritto a reggere il mondo se fosse privo di verità?

Infatti il diritto è in costante ricerca della verità. Sia per l'accertamento dei fatti, sia perché il diritto positivo, cioè posto dall'uomo, deve corrispondere ai fatti, essere aderente al reale. Rispettare cioè le leggi naturali della natura, delle condizione umana, e di tutto il reale esistente, le sue leggi bio-fisiche, per come esso è strutturato di suo, ossia leggi che non sono poste o inventate dall'uomo, ma trovate, scoperte dall'uomo. Esse esistono a precedere e a prescindere dall'uomo. Difatti Rodolfo Sacco che ha studiato questa dimensione del diritto, ha scritto un libro che si chiama 'Il diritto muto'. Ossia quel diritto inespresso ma vigente. Che è poi la trama sostanziale e la massa preponderante del vero diritto che governa il mondo. Che non è certo quello fazioso e politicante del 'diritto positivo' che ha voluto abusivamente e consapevolmente ritagliare Kelsen. Come se il diritto fosse quel fazzolettino di norme poste dall'uomo per assicurarsi il suo dominio e predominio, l'esercizio del suo capriccio sul mondo e sugli altri, col beneficio dell'impunità, o falsa legalità.

Il paradigma del 'diritto positivo' formalistico, gerarchia tra le norme, norma fondatrice, è un circolo vizioso da cui bisogna uscire, come se fosse una gabbia, per ritornare ad uscire nel mondo e riprendere contatto con il mondo, la Terra, e le sue leggi, regolamenti, normatività intrinseca.

Difatti tra tanti filosofi importanti nell'ambito ebraico forse il più interessante è Spinoza, e la sua concezione panteistica immanente del divino nella natura. Argomento molto importante che però adesso non mi addentro a trattare. Rimandato.

E' invece per noi molto importante riprendere e ritrovare non solo il contatto con il mondo, la terra, la madre terra, nutrice, Dea dell'Abbondanza, della fertilità, cornucopia dei beni del mondo, Ara Pacis Madre Tellus, Piazza augusto Imperatore, ma proprio ritrovare il Nomos della Terra, come ben descritto da Carl Schmitt.

File:Ara Pacis — Tellus (?) (14747799891).jpg - Wikipedia

Per fare questo noi dobbiamo anche essere capaci di ritrovare il valore della nostra filosofia, che è come ci fosse stata recisa, tolta, strappata, estirpata. Le nostre radici e concezioni recise, sempre da questa modernità e ideologie, educazioni alienanti, provenienti dal mondo anglo-americano-ebraico, che ci separa e toglie da noi stessi, dalle nostre radici, dalle nostre lingue, e quindi dalle nostre proprie filosofie. Poichè ancora una volta è sempre dal linguaggio che tutto parte e tutto ritorna.

 

Si dice la 'madre lingua' non per caso difatti. Ci sono motivi dietro le cose, anche nella formazione delle lingue. Per poter nominare, dare un nome alle cose bisogna avvicinarsi ad esse, approssimarsi ad esse. Bisogna conoscerle e per conoscerle almeno vederle. Altrimenti come si fa a dar loro un nome? E così che funziona. Il vivente dice da sé il suo nome per chi lo ha frequentato e conosciuto. Certo si parla sempre dei tempi antichi e popoli antichi che per il reale, la vita e la realtà avevano rispetto, timore, riverenza, e venerazione, e non delle genti di oggi che della vita e del sacro fanno scempio e dissacrano ogni cosa, perchè come unico livello di divertimento arrivano sola a quello della dissacrazione e del distruggere per divertirsi, tale è il loro livello. Non arrivano oltre. La dissacrazione, la distruzione, l'oltraggio è tutto ciò che arrivano a capire, a fare, e con cui si divertono. I beceri barbari che oggi sono moltitudini e moltitudini che della vita e del creato e del vivente non hanno più alcun rispetto. Basta vedere lo sfruttamento economico del vivente, delle risorse terrestri, neanche fossero cavallette, o la facilità con la quale si fanno guerre. Come correntemente quella in Ucraina, in cui nulla è bastato per scatenare la violenza perchè nulla vale più, non la vita, non il sacro, non i valori, né la morale, esiste solo l'irreprimibile violenza con la quale alcuni riescono addirittura a trovare 'divertimento', 'libertà'. Se questi termini in tali usi e contesti hanno ancora un senso.

 

Non è che qui adesso io posso riscrivere neanche brevemente tutti i percorsi delle lingue, loro migrazioni, sviluppi, varietà, ceppi linguistici. Troppo lungo e complicato, di cui non sarei neanche capace, e di cui ci sono milioni di libri. Semplicemente voglio porre l'attenzione sul rapporto sussistente tra cose e raffigurazioni delle cose, linguaggio ideografico, su rappresentazione-raffigurazione del reale e il reale.

Perchè è importante raffigurare il reale tal quale esso è per darne un'idea? Perchè è appunto l'idea che contiene in sé l'essenza del reale. La verità del reale, la cosa in sé, direbbe la terminologia della filosofia greca. L'essere e l'essenza. Per Platone era l'idea del reale ad essere più reale del reale. Anche per Aristotele è l'ousia dell'ens che esprime l'essere del reale. Ora bisogna capire come il vivente, il reale esprime il suo essere. E lo esprime principalmente attraverso la sua forma. E' la forma che dà al reale il suo essere, il suo senso, il suo significato. L'essere dice il suo senso, il suo 'che cos'è', attraverso la sua forma. E dalla sua forma noi capiamo che cos'è.

Per cui è nelle forme delle cose, dell'apparire che si manifestano fonologicamente - fenomenologicamente le essenze, cioè il che cosa sono, le cose.

Se la forma del vivente dice che cos'è, dice il suo essere, la sua natura, è fondamentale rispettare le forme con cui l'essere appare, e si manifesta. Perchè nella diversità e moltiplicabilità delle forme esso non solo viene ad esistere, ma si manifesta e si dice. Benché 'muto' l'essere si manifesta e si comunica attraverso le sue forme, la manifestazione fenomenologica delle sue forme.

Le lettere dell'alfabeto, le lettere che compongono le nostre parole nascono come ideogrammi all'inizio della scrittura, e si stilizzano con il passare del tempo, per facilitarne la scrittura, la rapidità, la maneggevolezza, l'uso, la trasmissione. Per cui perdono il loro carattere ideografico e lentamente si trasformano nei segni e simboli che utilizziamo noi oggi, dove si è persa la visuale iniziale con la quale si raffigurava l'immagine della cosa, il disegno della cosa, e non ne resta, attraverso l'apprendimento che se ne fa nelle scuole, che il segno, il simbolo, della A, da aleph, vacca/toro con le corna, (vedi mostra sui Fenici Parigi Institut du Monde Arabe Catalogo Esposizione) che poi unite alle altre lettere vanno a comporre determinate parole con determinati significati che i bambini imparano a riconoscere e ad usare. Anche negli ideogrammi cinesi, di più di 3000 caratteri, i bambini imparano, sebbene più vicini e aderenti alle cose, gli ideogrammi che rappresentano gli oggetti del mondo, le cose del mondo, sebbene rispetto ai tempi iniziali anch'essi divenuti sempre più stilizzati.

 

Questa prossimità delle parole, degli ideogrammi, delle scritture e lingue ideografiche, come i geroglifici, è molto importante perchè mantiene viva la concretezza del reale, dell'aderenza tra parole e linguaggio e realtà. Reale.

 

Il primo passo per poter rispettare l'essere, il vivente, e la sua manifestazione in questo mondo, che è poi il compito del diritto, garantire la tutela del vivente, del creato, e dell'ordine del mondo, passa dunque proprio per di qui. Passa proprio per la forma delle cose e l'aderenza presso di esse che ne ha il linguaggio attraverso la sua rappresentazione di esse. Cioè la capacità del linguaggio di 'dire la verità', di raffigurare, rappresentare, e riportare la verità. Da espressione di 'diritto muto' non ancora detto ed esplicitato, articolato e verbalizzato, il linguaggio del diritto e sue conseguenti categorie giuridiche deve raffigurare e rappresentare a con aderenza al reale, il reale. Perchè in esso la posta in gioco è delle più altissime, ossia la salvaguardia del vivente, la pace di contro alla guerra, l'ordine contro il disordine, la conflittualità, le dispute e le guerra, e la disarmonia di contro all'armonia, la pace, la convivenza civile e pacifica, basta e regolata dal mutuo rispetto, nel riconoscimento oggettivo di come stanno le cose effettivamente nel mondo. Non solo nella loro disposizione, ossia per come sono posizionate e disposte nello spazio del mondo, ma per ciò che esse sono, nel rispetto delle loro nature. Ossia non basta il riconoscimento delle posizioni spaziali, ci vuole anche il riconoscimento delle loro forme, e quindi delle loro nature, affinché regni giustizia sulla Terra, e si faccia giustizia, e si ripristini l'Ordine.

Il segno immortale. La splendida storia dei geroglifici. Decifrare la scrittura per capire la civiltà - Barbara Faenza - copertina

Osservazioni continuano nell'articolo a seguire.

Della mostra a Parigi 'La Méditerranée des Phéniciens de Tyr à Carthage' ci sono stata quando vivevo a Parigi con mia madre.

Di Rodolfo Sacco è stato Professore del mio Professore Etienne Le Roy, al Laboratorio di Antropoliìogia Giuridica, di cui facevo parte.

 

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