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Le blog de el-theus

Uscire dal Satana cibernetico a riveder le stelle...

22 Mai 2021, 09:44am

Publié par el-theus

 

E' di fondamentale importanza mantenersi legati al reale, ossia ciò che ci dicono i nostri sensi, perché la conoscenza parte da loro per prima cosa. Distaccarci da ciò che vediamo o tocchiamo porta inevitabilmente a dubitare di tutto e porta a credere solo a ciò che vede e dice la ragione, all'astrattezza, e alla DEA RAGIONE, ossia la DEA Dell'Iuminismo. La ragione però è astratta, e forse anche fredda, ossia sradicata dalla concretezza della vita, della terra, del sensibile, dei sensi, dell'esperienza delle cose. E poiché ogni esperienza è localizzata, ogni esperienza avrà una angolazione, un momento in cui tali cose sono vere per essa.
 
La verità e la conoscenza è data dall'unione di sensi ed intelletto. Il giudizio si forma sull'unione dei due. Non è possibile conoscenza del reale staccata dal reale e esclusivamente astratta , slegata e sradicata dal reale. Essa per essere vera deve essere CONCRETA. Così come solo i sensi senza la concettualizzazione, l'astrazione, la generalizzazione dal particolare non pervengono ad avere intelligenza piena del reale, non riesconoprecisamente a vederlo.
Affinchè vi sia conoscenza vi deve essere la concretezza del reale, della realt. l'ancoramento del sapere al reale, alla realta, alle cose concrete, alla fisica concreta delle cose, e di come esse funzionano e di come noi le percepiamo localizati, contestualmente, situati, e la loro intelligenza astratta. Ossia per essere completa e totale l'intelligenza e la visone delle cose dovrebbe essere poliedrica e periscopica, cioè a 360°, da tutte le angolazione, visuali, prospettive, dall'alto, come dal basso, dai lati, come dai fianchi.
Ma possiamo noi umani avere tale tipo di visione? Tale tipo di completa visione onnicomprensiva totale di ciò che è? No. Noi siamo sempre situato, localizzati, posizionati. possiamo vedere le cose sempre solo da un punto di vista, il nostro, determinato dal dove, dal luogo dove siamo.
 
Il Panopticon di Bentham vuole, come progetto di prigione assoluta, ossia totale, avere una vione panoptica di tutte le cose, realtà. La struttura architettonica dello spazio viene dunque costruita come possibilità da parte del padrone-carceriere di vedere tutto e tutti onni-temporalmente, e nel mantenere i detenuti nell'impossibilità di vedersi, di vedere il carceriere-padrone, mantenuti dunque nell'oscurità.
 
Il mondo del Satana Cibernetico che stanno costruendo, delocalizzando la vita sulle piattaforme digitali, digitallizando la vita, porta inevitABILEMENTE SEMPRE PIù A QUESTA SEPARAZIONE DAL REALE, E DALLA REALTA', dalla conoscenza della realtà e quindi della verità.
In quanto crea il Panopticon digitale in mano ai padroni carcerieri, i quali possono vedere gli utenti-detenuti, mentre gli utenti-detenuti non possono avere accesso ai loro dati, i quali gli vengono sottratti non possono avere visibilità a 360 ° , mentre i padroni lo possono delle loro piattaforme, (Il che non vuol dire che lo possono del mondo reale).
I detenuti-utenti delle piattaforme digitali dipendono dai regolamenti dei padroni-privati, i quali ad arbitrio decidono 'il politicamente corretto'. per cui chi e cosa deve essere silenziato, censurato, reso non visibile non udibile.
 
La prigione Benthamiana è Il panotpitcon digitale delle piattaforme digitali che stanno costruendo il Satana cibernetico con cui l'umanità si imprigiona e siallontana da Dio, dal Sole, dalle stelle, le UNICHE VERE GUIDA DI RIFERIMENTO PER ORIENTARSI NELLA REALTA'
 
--- Dal libro Il Desiderio di vedere Dio- Samuele Pinna :
La verità - scrive J. Maritain - segue l'esistenza delle cose, o dei soggetti trans-oggettivi con i quali si cimenta il pensiero, è l'adequazione dell'immanenza in atto del nostro pensiero, a ciò che esiste fuori di esso. Una sovraesistenza spirituale mediante la quale io divengo, in un supremo atto vitale, l'altro proprio in quanto altro, e che risponde all'esistenza esercitata o posseduta da questo stesso altro nel campo d'intelligibilità che gli appartiene in proprio, ecco in che cosa consiste la conoscenza vera.
 
Per il Dottor Communis, la verità non è quindi ciò che divide l'essere dal pensiero, ma è proprio la loro counione. noi non conosciamo la verità, ma conosciamo l'essere (id quod intelligitur), bensì 'cioò che conosciamo' (id quo intelligitur). La verità quindi è adequatio intellectus ad rem, dove l'oggetto conoscente e l'oggetto conosciuto si identificano sia livello della sensazione che a quello dell'intellezione: La verità è la conformità tra l'atto dello spirito che unifica due concetti in un giudizio, e ll'esistenza di una stessa cosa in cui si realizzano quei due concetti".
La conoscenza si ritrova nell'esistenza, dapprima attraverso i sensi, che attingono l'oggetto in quanto esistente, dapprima attraverso i sensi, e poi, mediante l'intuizione della cosa che si irradia sul soggetto conoscente.
 
L'essere pertanto, non è il pensiero, ma la realtà: " l'intelligenza con il pensiero coglie il reale, fatto di essenza ed esistenza insieme, fino all'Atto puro, all'Ipsum esse subsistens (Dio). L'intelligibile universale è l'oggetto del pensiero ed esso esiste nella realtà concreta in cui l'intelligenza umana accede mediante l'intuizione dell'essere"
 
L'essere così percepito - è ancora Maritain che scrive - non è né l'essere vago del senso comune, né l'essere particolarizzato delle scienze della filosofia della natura,né l'essere derealizzato della logica, né lo pseudo-essere della dialettica scambiata per filosofia, ma è l'essere in sé, nei suoi valori e in quelle sue risorse di intelligibilità e di realtà, cioè in quella ricchezza e in quella ampiezza analogica e trascendentale insita nell'imperfetta e molteolice unità del suo concetto, che gli permette di estendersi all'infinità dei suoi analogati e di traboccare o sovrabbondare in valori trascendentali o dinamici di tendenzialità per cui l'idea dell'essere trascende sé medesima. Questo è l'essere colto al vertice di un'intellezione astrattiva, di una visualizzazione eidetica o intensiva, così illuminatrice e pura, solo perché l'intelligenza è stata un giorno svegliata nelle sue profondità e illuminata dall'urto dell'atto di esistere colto nelle cose, e perché si è elevata fino a riceverlo o ad ascoltarlo in sé medesima nella integrità intellegibile e sovraintellegibile del suono che gli è proprio" p. 40-41
 
Che cos'è la verità?
Il problema fondamentale che è (o che dovrebbe essere) sotto gli occhi di tutti, è quindi quello veritativo, riguardante cioè la possibilità stessa di proclamare una verità. Siccome, dire che "non esiste" è impossibile in quanto, precisa San Tommaso, è già affermata (si afferma, cioè, che non esiste la verità), la si è resa a qualcosa di innocuo, e in ultima analisi, inutile. Nel panorama attuale( ma è pratica antica, basta riferisi ai sofisti) la verità è ridotta a opinione. Tante opinioni non portano a una verità, ma rimangono tali: elidendosi tra loro consentono a quella del più forte, che sa cioè usa a suo vantaggio il potere, di predominare sulle altre. nulla è più certo, ma il vero è scambiato, se non trasformato, in mode temporanee, a gusti, piaceri, a discorsi e tesi senza fondamento. Si stabilizzano pseudo-verità fintanto che riescono a durare nel magmatico cambiamento delle prassi, che scalzano vecchie pseudo veità per altre più (pre) potenti. E' ciò che BenedettoXVI, nel suo pontificato, stigmatizzava come relativismo: non esite la verità, ma esiste solo la transitoria verità del soggetto (che è opinione e , quindi, opinabile)." p. 37 Far risuonare i versi della Commedia in Il desiderio di Dio (Samuele Pinna)
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