Considerazioni sulle normative Policy delle piattaforme social media e il diritto penale
Per risolvere il problema delle comunicazioni e delle comunità culturali e religiosi o di diverse piattaforme di comunicazione, social media, e dell'INCLUSIONE di tutti nel dibattito 'conversazione mondiale', ossia della 'piazza pubblica comune' del pianeta, il 'foro pubblico' della 'res-pubblica' mondiale, si dovrebbe permettere, consentire e strutturare TUTTE le piattaforme social di comunicare con le altre immediatamente.
Ossia se qualcuno fa un post su facebook può decidere di condividerlo in automatico o selezionando volta per volta con quali altre piattaforme social condividerlo, ad esempio su Gab, Parler, Telegram, VK, e tutte le altre.
Senza che ci sia competizione tra di loro. (Lo stesso YouTube dovrebbe includere tutte le altre piattaforme social per pubblicare non solo alcune).Se poi i 'padroni-gestori di ciascuna delle piattaforme tipo Twitter decide di bannare qualcuno dalla sua piattaforma, su quella piattaforma in automatico o selezionando non si riesce più a pubblicare, ma su tutte le altre sì. (Cliccando una volta sola per tutte)
Ma magari i divieti non sono eterni.
Magari anche twitter può ripristinare degli account con restrizioni di parola. Oppure per determinati periodi di tempo. Dopodiché subita la pena, imparata la 'lezione' il condannato si può redimere.
Anche con il carcere, la prigione, il diritto penale ci sono delle sanzioni per delle violazioni di normative, per determinati tipi di reati, ma vi sono anche delle pene che terminano dopo una durata di tempo, o sanzione economiche e si paga una multa.
Ma anche col carcere viene premiato il 'buon comportamento' e il condannato ha percorsi di redenzione, uscita dalla sanzione e dalla esclusione, dalla condanna, dalla pena e dall'esilio.
Anche per chi sbaglia nella vita gli si dà SEMPRE MOLTE ALTRE possibilità per riscattarsi, redimersi, fare 'penitenza' , recuperare e reintegrare la 'società'.
In Giappone il carcere è un'istituzione che penalizza ma ri-EDUCA al ri-INTEGRAMENTO nella società. I detenuti imparano un lavoro. e si preparano a RI-INTEGRARE la società in maniera DEGNA. Con un lavoro, una fedina penale pulita, una reputazione ristabilita.
Si può uscire dal carcere e RCICOMICIARE a VIVERE nella società.
Anche Dio si immagina, nell'aldilà permette dei passaggi di condizione ai condannati. Magari si esce anche dall'inferno, e si va in Purgatorio, se ci si comporta bene.
Comunque nel diritto penale le pene hanno una fine, una scadenza, un termine, una fine. Non sono eterne.
E a meno che i crimini commessi non siano di estrema massima gravità (sebbene anche l'ergastolo e la pena di morte non sono universali e sono discutibili) il criterio di base è comunque la 'misericordia', la pena come sanzione per la reintegrazione del reietto nella società, la pena non è per vendetta.
Ci si pente, ci si purifica, ci si rieduca, si cambia. Tutte queste cose sono valori del diritto penale.
Non si punisce per punire, ma per ristabilire un'equilibrio. Per farlo si richiede un cambiamento che consente il reintegro.
Da Cesare Beccaria 'Dei Delitti e delle Pene' c'è stata un'evoluzione del diritto penale, e della concezione della pena, della concezione della sanzione in cui non è più 'punizione per la punizione', vendetta, ma strumento dello Stato e del pubblico, per frenare comportamenti nocivi alla società in funzione e con l'obiettivo di reintegrare, INCLUDERE, NON ESCLUDERE. Punire e basta.
Anche la concezione dell'istituti di pena nei paesi nordici, Svezia , il carcere non è un campo di morte, di concentramento, di esproprio di ogni dignità ai colpevoli detenuti.
Questi elementi si dovrebbero tenere a mente e considerare nell'uso e divieti, regolamenti dei 'social media' che oggi fanno da 'piazze pubbliche' 'fori della res-pubblica' mondiale. E della politica mondiale.
Commenter cet article