La necessità di uscire da un sistema di 'power politics' (politica del potere).
Il sistema di power politics è il sistema del diritto del più forte. Sono politiche di supremazia, conquista territoriale, imposizione di regimi economici e lavorativi. Sistemi che tendono ad espandersi. Questo determina un problema per i paesi limitrofi o più deboli, o possibilmente vittime della politica espansiva e impositiva del paese militarmente più forte. Per difendersi cosa possono fare i paesi più deboli? Alleanze di vario tipo, appellarsi al quadro giuridico internazionale di regole valide per tutti non basate sulla forza, previamente concordate. Le regole internazionali possono però venir modificate dal più forte e rispondere quindi solo dei suoi interessi e non di quelli di tutti. Caso conosciuto dell' 'universalismo umanitario' inglese, che altro poi non era che imperialismo inglese per la salvaguardia degli interessi del Commonwealth britannico, e secondariamente (forse) della libertà del commercio.
Ora se il sistema internazionale è ancora basato su un sistema di friends/foe, amico/nemico, come descritto da Carl Schmitt, la domanda è come se ne può uscire? Come si esce dalla rivalità politica? Dalle differenze di forza, di potenza, di statura. Non è vero che tutti i paesi sono uguali, lo sono e possono essere formalmente, per status giuridico positivo, ma realmente si differenziano gli uni dagli altri per dimensione, collocazione spaziale geopolitica, risorse naturali, potenza economica, potenza militare e quindi forza di negoziazione e imposizione della propria volontà.
Se l'ordine mondiale, l'ordine del mondo, non lo si vuole suddiviso in zone d'influenza o spazi vitali come definiti da Carl Schmitt, ed a questa visione si sostituisce invece la visione monistica e monoteistica di un'unico mondo, di un'unico universo, uguale per tutti, ossia quella di uno 'stato mondiale' è ovvio o ne segue di conseguenza che questo stato mondiale vorrà avere un'unica concezione di civiltà, che sarà quella egemonica, dominante, sia essa quella occidentale a base democratica, del parlamentarismo, di mercato neo-liberale, o quella asiatica bolscevica comunista legata allo stato autoritario, o quella che si pretende universale a carattere neutrale (pseudo neutrale) e forse giudaica della tecnoscienza, ma comunque in tutte le concezioni si tenderà ad assimilare ogni stato alla visione egemonica e ad eliminare ogni differenza per equalizzarle sotto questa unica concezione universale, dogmatica.
Allora tra queste visioni contendenti non è meglio la teoria dei 'grandi spazi' di Carl Schmitt, che si oppone decisamente ad ogni imperialismo egemonico ed assimilatore?
Piuttosto che assimilare uniformemente sotto un'unico dictam tutte le differenze, non è meglio mantenere le differenze culturali e di grandi civiltà? Assimilare tutto sotto l'Uno non significa necessariamente raggiungere la Pace mondiale o eliminare i conflitti. E non significa nemmeno che ciò facendo il mondo sarà più unito di quello che è oggi, differenziato in molteplici diverse culture. Non è nemmeno vero che quella visione che si imporrà come egemonica e dominante sarà quella vera, o quella giusta, o quella esatta o ancora meno quella unica possibile. E' quindi evidente che il desiderio di 'unità mondiale' non risponde tanto ad un'esigenza di Pace mondiale, del mondo, ed alla eliminazione dei conflitti, quanto piuttosto al desiderio egemonico di dominio di alcune ideologie e concezioni rispetto ad altre. Allora si tratta di vedere quali sono i valori e quali valori si vogliono imporre. Sono effettivamente valori di pace, concordia, solidarietà? Ad oggi i valori della civiltà occidentale di democrazia, diritti umani, dignità della persona, parlamentarismo, libertà di parola, mercato, movimento, etc. vengono imposti egemonicamente. Sono i migliori? Non lo sono di certo i valori bolscevichi del comunismo e dello stato autoritario o assoluto, la censura delle libertà, la censura della libertà di parola nei mezzi di comunicazione soprattutto.
Quindi prima ancora che di sfere di influenza, o meglio di sicurezza geopolitica, e quindi di guerre, bisogna cercare di capire in che modo si deve condividere il mondo che è Uno.
Ed in quanto è Uno, si presume dovrebbe di conseguenza anche avere un'unica civiltà mondiale, un'unica ideologia dominante che lo governa, o un'insieme di comun denominatore di valori validi i per tutti.
Una è, o dovrebbe essere, la sua Verità. E se è una la Verità, se è uno il Mondo, così anche gli uomini dovrebbero essere uniti in un'unica comprensione della Vita e quindi di come dovrebbero essere governate le cose.
Allora le divergenze dove sorgono? Qual'è il conflitto che sussiste nell'epoca della post guerra fredda? La scelta è ancora tra Capitalismo e Comunismo? Sembra che i due oramai si confondino.
Si parla ad ogni elezione, giro d'angolo, dello zampino dell'imperialismo russo come della grande 'minaccia', ma in che cosa consiste la minaccia russa? Nel suo essere comunista? O nel suo promuovere dopotutto istanze, posizioni strategiche, geopolitiche, nonché ideologiche, di stampo comunista, e quindi di avanzare nel mondo l'imperialismo totalitario che è dopotutto il comunismo come sistema? Il comunismo però è caduto in Russia. E' teoricamente, storicamente finito. In Cina, alleata della Russia, il comunismo è divenuto capitalismo di stato. Allora le differenze non sono poi così tante. Finiscono in generale ed in occidente per collidere nel unico mondo della tecnoscienza, a quell'unico verso del totalitarismo tecno-scientifico, i due elementi attraverso cui capitalismo e comunismo si unificano. In quanto potenze sono diventate le multinazionali stesse.
I monopoli privati delle grandi multinazionali detengono poteri sulle masse di cittadini non più liberi politicamente, divenuti consumatori piuttosto che cittadini di fori democratici, sudditi di nuovi sovrani, esentati di partecipazione politica, in quanto sostanzialmente oggetti di contratti prestabiliti, arbitrari, controllati in tutti i loro dati vitali dalle grandi multinazionali della tecno-scienza.
Allora la domanda è come ristrutturare gli equilibri soprattutto umani nello squilibrio che si è venuto a creare tra il pubblico ed il privato, così come nelle divergenze inequalitarie tra poteri privati sempre più colossali nelle loro dimensioni e poteri impositivi.
...da continuare.
(written on 16 march 2018 at 12h in Public Library)
