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Le blog de el-theus

Il mito dell'uguaglianza.

3 Octobre 2021, 17:10pm

Publié par el-theus

Non è difficile capire che persone diverse possano al contempo essere uguali. Il 'mito dell'uguaglianza' a partire dalla Rivoluzione francese ha inficiato tutte le cose ed è sostanzialmente alla base del degrado morale e sociale attuale di cui la sinistra ideologica si è fatta porta-bandiera. Il vizio di pensiero nel 'mito dell'uguaglianza' sta nel fatto di credere bisogna livellare ed appiattire tutte le differenze per trovare 'l'uguaglianza'.
Il pensiero maschilista dominante invece ritiene che gli uomini e le donne essendo diversi fisicamente devono essere considerati come l'uno superiore e l'altro inferiore.
In realtà invece non è perchè sono diversi fisicamente che devono essere trattati e considerati come l'uno superiore all'altro. Questo è solo un pregiudizio di comodo maschile. Cioè che fa comodo agli uomini e permette al sesso 'forte' di abusare della sua forza, e del suo potere, nei confronti del sesso 'debole' per farsi servire e riverire a suo piacimento, senza peraltro necessariamente meritarlo.
Questo è così vero che queste 'valorizzazioni' 'polarizzazioni del maschile come superiore al femminile ed il femminile come inferiore al maschile è la carattersitica principale delle società patriarcali e soprattutto delle società Occidentali, dell'Occidente inteso in senso largo. L'Occidente militare. Sebbene non è che sia assente nelle altre civiltà non-occidentali. Intendendo per Occidente comunque grooso-modo quel mondo che ha radici greco-romane e poi si è esteso e modificato fondamentalmente con l'impero americano e la cultura ultra-maschilista, ultra-gay e ultra-guerra-fondaia degli Stati Uniti d'America. Ma questa valorizzazione a sfavore delle donne ed a favore degli uomini e del maschile, tutta incentrata contro il femminile ed in guerra contro le donne, e che caratterizza anche la Chiesa, in particolare la si trova anche nell'Islam, nel mondo arabo, nell'ebraismo, ma anche in Cina (fuorchè in alcune gruppi matriarcali ancora ivi esistenti), ed in Asia prevalentemente. Ma non è così ad esempio in Africa, continente prevalentemente matriarcale, centrato sulla donna e sulla madre e la maternità. Non così anche per molti altri gruppi etnici degli indiani d'America o eschimesi della Groenlandia, di cui è rimasto ancora qualche rimasuglio.
Tuttavia è un'evento storico, un fatto storico, il passaggio dalle società matriarcali alle società patriarcali nel corso della storia. Le società matriarcali erano antecedenti alle società patriarcali e il passaggio dal matriarcato al patriarcato è stato un'evento storico che ha segnato il trapasso dell'uno e il sopravvento dell'altro, in cui l'uno ha soppresso l'altro. Oramai questo fatto è stato accertato da molti studi, tra cui il più famoso sono quelli di Marija Gimbutas, 'Il linguaggio della Dea', ed altri numerossimi. Tra ui anche Bachofen 'Il diritto materno', l'antropologia del diritto matriarcale di Jakob Bachofen. (messo qualche libro in vecchi post)
Sia la Chiesa per alcuni aspetti, sia l'Islam per altri, hanno però mantenuto un qualche lievissimo carattere 'femminile'. C'è molto di femminile nella cultura araba, così tanto che l'Orientalismo per l'Occidente è sempre stato, o spesso è stato interpretato, come una decadimento dei costumi, un femminilizzarsi, orientaleggiante, erano le odalische, gli harem, l'esotico, che portava inevitabilmente all'abbandono dei sensi, allo sciogliersi dei sensi, e così via. Lo era già la Grecia, il mondo greco per i romani, Antino per l'imperatore Adriano, etc, la paura della caduta nel femminilismo dei romani, cultori degli austeri mos maiorum romani, lo è stato l'Oriente per tutta la cultura Occidentale dell'Ottocento, novecento, seicento. Sempre.
L'Orientalismo comunque erano forme di femminilizzazione dell'uomo, della cultura, e della sensibilità, ben diverse, con declinazioni diverse, all'apparenza meno degradanti dello sfacelo pseudo-femminista LGBT corrente imposto tirannicamente dal pensiero unico e totalitario della sinistra trasnsessuale transgenere. Tutt'altra cosa la lascivia dei sensi che andava ad infiacchire ed indebolire l'uomo, il maschio militare, il guerriero comandante, da Ulisse in poi, ai romani, agli spartiati, ai viaggiatori europei ed occidentali dell'Ottocento, rispetto al collasso biologico verso l'informe e il culto dell horror mostruoso senza gender, senza sesso, degli ibridi dei tempi moderni.
Questo per dire, che semplici concetti come l'guaglianza e la differenza, l'identità e la diversità, potrebbero ancora comprendersi se ci fosse un poco più di attenzione e rispetto, apprezzamento e valorizzazione per le differenze piuttosto che la loro negazione insofferente, per il culto un' ideologica 'uguaglianza' inesistentente, irrangiungibile, senza senso Questo per dire, che le valorizzazioni, le polarizzazioni non sono nocive di per sé, ma lo possono diventare nel momento in cui non se ne coglie più il valore e le si tende a voler gerarchizzare in superiori ed inferiori. Come lo fu con la teoria delle razze, per le quali differenze biologiche di pelle o altro vennero classificate come migliori o peggiori, superiori od inferiori, mentre ogni differenza conserva e porta con sè valori, che in funzione di posti e luoghi, circostanze e momenti, possono assumere importanza decisiva a seconda. Non esistendo in modo assoluto, in astratto, a prescindere, come se inseriti in una scala di valori a sé, a sè stante, a preciscindere dal reale o dalle circostanze. Dove in assoluto l'uomo poichè maschio sarebbe migliore e superiore alla donna, che in quanto femmina, sarebbe quindi inferiore perchè fisicamente meno forte.
Comunque ...il discorso è lungo, e dovrebbe essere scontato.
E poi non è che si ha tempo per queste cose.
 
cacchiate appunto che hanno rimbecillito la società

quando invece non c'è tempo da perdere

Visualizza immagine di origineImmagine 1 - Mythe de l'egalité et rayonnement des lumières . Corrado Rosso

JOURNAL ARTICLE
LE MYTHE DE L'ÉGALITÉ JURIDIQUE
Henri Lévy-Bruhl
Cahiers Internationaux de Sociologie
Published By: Presses Universitaires de France
Cahiers Internationaux de Sociologie
https://www.jstor.org/stable/40688909 
livres rares edition originale livres anciens FIRMIN Antenor De l egalite des races humaines Anthrop...

Firmin, Anténor.

De l’égalité des races humaines (Anthropologie positive).

Paris, F. Pichon, 1885.

In-8 de : xix pp. préliminaires, 665 pp., (1) f. d’errata, 2 portraits hors-texte, quelques gravures dans le texte (pp. 341, 359, 363...). Demi-maroquin bleu nuit, dos à nerfs orné de filets à froid autour des caissons, couvertures grises bleutées imprimées conservées, témoins. Pte. restauration à la couverture. Reliure signée Laurenchet.

220 x 137 mm.

Rare édition originale de ce fervent plaidoyer en faveur de la race noire.

Paru en 1885, cet ouvrage d’Anténor Firmin (Haïti, 1850-1911) est une réponse à l’essai De l’inégalité des races humaines de Joseph Arthur de Gobineau. L’auteur voulait combattre les thèses racistes de de Gobineau par ce livre qui apporte au mouvement panafricain une grande rigueur scientifique. Se positionnant contre les pseudo-scientifiques, Firmin définit une anthropologie critique, sociale et culturelle. Il réévalue le rôle essentiel des cultures africaines dans l’histoire de la civilisation, des Egyptiens à la première République noire d’Haïti. L’auteur affirme ses certitudes sur l’égalité des hommes et offre de nouvelles voies à la réflexion sur la condition noire.

« A seminal work in the theory of race relations in Haitian intellectual thought and in the struggle for the recognition of a black civilization that was not properly acknowledged by intellectual and scientific circles at the time.”

Firmin challenged the notion of racial hierarchy perpetuated by such works as Gobineau’s ‘Essai sur l’inégalité des races humaines’ (1853), which would thrive as one of the foundational bases for what would become the development of anthropological sciences in the academy. Recognizing it for what it was – that is, a treatise for the justification of slavery and imperialism under the guise of science – Firmin took on Gobineau’s pseudoscience in his own work ‘De l’égalité des races humaines’ and boldly challenged the latter’s presumptive assessment and scientific authority”. (Anywhere but here: Black Intellectuals in the Atlantic World and Beyond).

Anténor Firmin was a pioneering anthropologist in the nineteenth century whose major work, ‘De l’égalité des races humaines (Anthropologie positive)’ was published in Paris in 1885 and was largely ignored or dismissed as a foundational text in anthropology (Fluehr-Lobban 2000). The text only recently has been recovered, translated, and introduced into English as ‘The Equality of the Human Races (Positivist Anthropology) (2000), 115 years after its original publication. Thus, it is being evaluated as an anthropology text for the first time after 2000.
Firmin was one of two Haitian members of the Paris Anthropology Society from 1884-88, during his years in France as a Haitian emissary, although apparently his name remained on the roster until years after his death in 1911. Although a member of the Société who attended many of its meetings his voice was effectively silenced by the racialist physical anthropology dominant at the time, and by his race. In the ‘Memoires’ that provide a transcript of the Société’s deliberations, apparently Firmin rose to speak only twice, and on both occasions he was silenced by racialist or racist comments. At one point he rose to challenge the biological determination of race that pervaded the prevailing physical anthropology of Broca and others when he was confronted bt Clemence Royer (a pioneering woman of science who translated Darwin’s ‘Origin of species’ into French), who asked Firmin if his intellectual ability and presence in the Société were not the result of some white ancestry he might possess. Firmin tells us in his own words in the preface to ‘The Equality of the Human Races’ that he wanted to debate those who ‘divided the human species into superior and inferior races’ but he feared his request would be rejected. ‘Common sense told me that I was right to hesitate. It was then that I conceived the idea of writing this book’
”. (Histories of Anthropology, vol. 3).

Puisse ce livre être médité et concourir à accélérer le mouvement de régénération que ma race accomplit sous le ciel bleu et clair des Antilles!” (Préface d’Anténor Firmin).

Le présent ouvrage est en outre orné de deux portraits hors-texte et de quelques gravures.

Précieux exemplaire de cet ouvrage rare, relié avec ses couvertures grises bleutées conservées.

Localisation des exemplaires en France : Bibliothèque de Strasbourg, Bibliothèque Paris-Cujas, Bibliothèque Sainte-Geneviève à Paris, Paris Institut de France, Médiathèque du Musée du Quai Branly, B.n.F.

livres rares edition originale livres anciens FIRM... - Librairie Camille Sourget - Livres rares Paris

 

https://www.youtube.com/watch?v=oymTQ5mrr9M
Christine Delphy - « Le mythe de l'égalité-déjà-là : un poison ! » 11 octobre 2007 à MontréalChristine Delphy - « Le mythe de l'égalité-déjà-là : un poison ! » 11 octobre 2007 à Montréal
 
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A
perché non simpatizzare con le persone per il successo?
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