Overblog Tous les blogs Top blogs Mode, Art & Design Tous les blogs Mode, Art & Design
Editer l'article Suivre ce blog Administration + Créer mon blog
MENU
Le blog de el-theus

La Violenza della disonestà

13 Juillet 2017, 09:36am

Publié par el-theus

 
 
SAVE PLANET EARTH·THURSDAY, 13 JULY 2017

 

 

Questo è un articolo che non vorrei scrivere, ma che sono costretta in un certo qual modo a dover scrivere a causa della violenza continua compiuta su di me da una quantità innumerevole di persone.
Cinque anni fa circa, mi sono affacciata sui social media, senza sapere esattamente cosa fossero né cosa implicassero. Come tutti ho stabilito contatti di ‘amicizia’ e ‘like’ e mi sono adoperata, per quanto ho potuto, a fare ‘attivismo’, cioè ho semplicemente usato i social media per come li usa la maggior parte delle persone, ossia per parlare di quello che succede nel mondo, che poi è fondamentalmente politica. Ho usato insomma i social media per quello che sono, nient’altro che degli strumenti di comunicazione con il mondo, per parlare dei ‘problemi del mondo’, e non certo per esporre la mia vita privata o tanto meno ‘fare ricerca’ o rendere pubbliche le mie ricerche, studi, interessi nel mentre che li faccio o che li svolgo su altri piani.
Purtroppo però dopo cinque mi accorgo che la mia vita privata nonché la mia ricerca è stata saccheggiata e spiattellata in pubblico disonestamente, non da me, bensì da altri, e senza il mio consenso, e senza che io stessa la rendessi pubblica sui social media. E’ stata resa pubblica da altri attraverso il furto e il saccheggio delle mie cose, cose private.
Dopo anni di ‘attivismo’ pieno e dedicato a quelli che sono i reali ‘problemi del mondo’, un mondo allo sfacelo, che non va, distrutto da forze negative di portata gigantesca, mi ritrovo saccheggiata nella mia vita privata di individuo pensante, nel mio lavoro di ricerca, di studio e scrittura, che per quanto semplice e senza pretese è pur il mio a cui ho comunque dedicato dell’impegno, energie, tempo, e altro ancora. Lavoro che con i social media non ha nulla a che fare.
Fondamentalmente saccheggiata nella dignità di essere umano dalla violenza della disonestà di altri. Per il semplice fatto che qualcuno sta sui social media, sembra che tutto debba diventare pubblico, di pubblico dominio. Cosa alquanto eccessiva, oltreché soprattutto abbietta, dal momento che tra l’altro questo saccheggio nonché scempio e avvilimento della dignità di una persona, ossia di me, viene compiuto solo nei miei confronti, come se fosse ‘un gioco’. Ma gioco certamente non è. E che ‘gioco’ è o sarebbe? Non può essere un gioco la vita degli altri. E non è perché accade a me. Questo vale per chiunque, lo sarebbe per chiunque.
Origliare, sorvegliare, saccheggiare, spiare, come se fosse ‘un gioco’. Che gioco è? Il gioco dello ‘Lo sputtanamento di…’.
Vite trasformate in ‘topi da laboratorio’, lobotomizzati, privati di parola, scrittura, vita, relazionalità, perché altri devono saccheggiare sputtanare, rubando ogni giorno qualcosa, ogni parola, ogni libro, ogni pensiero, ogni intuizione, ogni lavoro, falsificando, accusando di non si sa che, perché il ‘gioco’ vuole che si viva online, la vita oggi deve essere online oppure non è. Tutte balle, tutte fandonie, violenze, abusi, di chi vuole che questo ‘giochetto’ infame continui, E perché lo sputtanamento mio dovrebbe continuare?
Nulla di questo deve essere così se non per la violenza della disonestà di altri. E se questo è ciò che implicano i social media, cosa che ovviamente non è, perché non succede a tutti, bensì solo a me, allora i social media sono il nuovo totalitarismo. Comunque delle implicazioni ‘totalitarie’ e da ‘gregge ‘pecoraio’ ci sarebbe da scrivere un altro articolo a sé, e non in questo articolo.
Questo articolo è per denunciare la violenza che subisco, il torto che subisco, altra roba rubata dalle cose da me dette or oggi, ecc., e non per parlare dei social media e loro implicazioni.
Cose inaccettabili.
In tutto questo i 5 anni di ‘attivismo’ hanno dato risultati scarsi a livello di ‘attivismo’, sebbene aver contribuito come tanti assiduamente per tentare di migliorare questo mondo, che altri distruggono, saccheggiano o contemplano passivamente, è comunque stata una cosa buona, e utile. Per me, ma soprattutto per gli altri.
Tuttavia i ‘problemi del mondo’ ovviamente rimasti tali e quali, e dispiace che nonostante comunque tutto questo impegno le cose stiano così. Il problema mio però non è questo, sebbene me ne dispiace, il problema di fondo è che per aver fatto ‘attivismo’ e non altro, con la deliberata volontà di fare attivismo, e non scrivere in pubblico il mio studio, ossia partecipare come tutti ai problemi della vita, nel mondo più semplice che ci sia, cioè attraverso qualche tweet o retweet, nel contempo sia stata saccheggiata e privata del mio lavoro di scrittura e ricerca.
Avendo adesso concluso la parte’attivistica’ e costretta inoltre a chiuderla per il saccheggio deliberato di cui sono vittima, a differenza di tutti i comuni mortali, che possono scrivere i loro libri, articoli, fare ricerca, parlare, scrivere, uscire, scherzare, fare, andare, ecc. e allo stesso tempo, anche twittare di quello che succede nel mondo senza ritrovarsi saccheggiati dell’ultima parola che hanno detto perché riguarda la loro ricerca, o dell’ultimo libro che stanno leggendo, o dell’ultimo posto dove sono andati perché spiati e saccheggiati poiché riguarda la loro ricerca, ecco io a differenza loro sono obbligata e costretta chiudere la mia presenza sui social media per evitare al perpetuazione della violenza nei confronti della mia vita privata e del mio lavoro. Cose assurde e mai sentite.
Comunque , come tanti, come tutti direi, che quotidianamente si danno da fare per allertare, dare feedback, reagire alle crisi, ho dato il mio contributo di ‘attivista’ e dico ‘attivista’ non tanto perché lo ero, chissà che vorrà poi mai dire ‘attivista’, ma comunque, proprio per dire che la mia presenza online era solo ed esclusivamente per partecipare più o meno a quel che succede nel mondo. E come tutti nel mio piccolo ho tentato di dare un contributo, dire la mia, o fare un po’ d’ordine, senza pretese ovviamente, infatti senza sostanzialmente cambiare nulla alle sorti che sembrano segnare questo mondo alla deriva, a causa della deliberata volontà malevola di alcuni potenti, che di questo mondo allo sfacelo vogliono la fine.
In tutto questo che è stato puro servizio e dedizione per 5 ininterrotti anni, a volte ventiquattro ore su ventiquattro, mi ritrovo a differenza di altri contribuenti attivisti senza il mio lavoro di studio e ricerca, e questo solo per aver avuto una presenza online, per aver lavorato a denunciare e dire le cose del mondo che riguardano tutti.
A differenza loro sono stata ingiustamente disonestamente saccheggiata della mia vita privata, personale, di ogni mia parola, libro, argomento, problematica, intuizione facenti parte di un mio lavoro, lungo e che avrei voluto ed ho tentato di mantenere privato per poterlo scrivere, se non fosse stato per la violenza della disonestà altrui che lo hanno sputtanato. Questo accade per il capriccio di alcuni che voglio rendere il mio lavoro pubblico, perché così ai lor signori aggrada. Non credo però che nessuno lavori così, e nessuno scrive così, e ancora nemmeno nessuno si trova saccheggiato, spiato, violentato, espropriato di ogni suo gesto, parola, discorso, libro, passo, per il capriccio abbietto disonesto infame dei signor loro che ritengono di poter fare uno scempio pubblico della vita altrui.
Di questa gente non si può avere che profondo disprezzo e ribrezzo. Categoria gente di fogna. Non ce ne sono e non possono essere altro.
Non ho spiattellato la mia vita, il mio lavoro, le mie cose su twitter. Ma sono state spiattellate da gente che ritengono di poterlo fare e di distruggere vite altrui così, a gratis, impunemente, come s e fosse un gioco.
I ‘like’ a persone che inizialmente pensavo potessero essere amici, amiche, si sono trasformati in strumenti in mano ad altri per saccheggiare, sputtanare e spiattellare la vita privata di altri, ossia la mia, planeterizzando i ‘fatti miei’. Ognuno ha diritto ai ‘fatti suoi’ nella vita, e nella vita ci sono spazi di vita privata che vanno tutelati e nulla e niente al mondo possono giustificare l’abuso offensivo di chi viola questi spazi per la loro abbietta disonestà, il loro vile compiacimento nella disonestà, a scapito di altri. Violazioni fatte per screditare, sputtanare, con la violenza della disonesta. La disonestà del furto, della sorveglianza, del saccheggio, della registrazione occultata ed abbietta.
Proprio attuali sono i lavori del professor Rodotà sulla tutela della privacy. Il garante della privacy, …che oramai è andato bello che a farsi friggere.
Ma comunque questo articolo non è sulla privacy online, né sulla tutela della privacy, né su Rodotà, né sui social media e la comunicazione online, e via dicendo. Questo non è un articolo di astrazione che si potrebbe pure scrivere. E che la ‘gente di fogna’ che mi stanno addosso pretendono che io scriva, come se fossero fatti loro, o fosse un esame da superare. Dare prova di qualcosa. Di che? Dopo che questa stessa gente per 5 anni ininterrotti non hanno fatto altro che saccheggiare e distruggere il mio lavoro di scrittura, studio e ricerca. Vigliacchi disonesti, prima saccheggiano, planetarizzano il mio lavoro, le mio cose, e poi si aspettano qualcosa. Altezzosamente se ne stanno li a pretendere che ‘si superi un esame’. Qui non c’è esame, né nulla da superare. Qui c’è da dirte a questa gente di smetterla di saccheggiare e sputtanare la mia vita, la mia persona, e il mio lavoro. Altro che Rodotà.
Si scrive ciò che si vuole o che si ha da dire e basta. Il tempo degli esami è finito. Nessuno qui sta a fare esami, o a ripetere la lezioncina. Lezioncina,… tra l’altro di tutta roba rubata a me, nel mentre che ci lavoravo. Roba abbietta.
Bene per concludere questo non è un articolo di teoria, ovviamente, questo è un articoletto che sono purtroppo costretta a scrivere, sebbene non voglia né abbia nessuna interesse a parlare di me, se non per comunicare che ne ho piene le scatole della violenza dell’odio e della disonestà. E dello scempio e distruzione totale della mia vita e del mio lavoro che viene fatto da questa gente disonesta nei miei confronti senza che io possa fare alcunché per difendermi, in quanto se scrivo e lavoro o parlo o compro un libro, o dico due parole, loro lo rubano. Rubano le mie parole ed il mio lavoro, senza darmi neanche la possibilità di scriverlo, e completarlo.
Questo articolo è per dire che non ci sto alla loro abbietta infame violenza della disonestà e che qualunque, dico QUALUNQUE, cosa questa gente vuole da me, per principio non l’avrà. Con questo la mia presenza online sarà determinata esclusivamente da quello che IO voglio rendere pubblico, e non da quello che loro vogliono che io faccia sui social media, o che vogliono che altri facciano sui social media. Io ho il diritto come tutti alla privacy, ho il diritto a una vita privata, ho il diritto di scrivere sui social media quello che mi pare, e quello che ritengo di rendere pubblico, così come tutti ho il diritto di scrivere un libro o degli articoli in santa pace senza essere derubata di ogni passaggio, ogni parola dalla loro infame disonestà, come se fosse ‘un gioco’ o a chi fa prima, la gara. La gara di che? Contro chi? Nessuno può correre contro se stesso. Mentre chi ruba, spia, origlia e frega la roba di altri, quello può, e questo è ingiusto. Pura cattiveria.
Se questi infami sono i radicali, i negri africani, i servizi, o chi per loro, non lo so, ne me ne frega, chiunque siano hanno il mio odio più assoluto ed il mio disprezzo più assoluto fintanto che questa violenza disumana, e infame verso di me non sarà finita.
E fintanto che continua questa infamia contro la dignità della mia persona io non intendo dar loro nessuna soddisfazione e non scriverò neanche una riga.
Prego quindi gli infami che mi stanno addosso di smetterla e di avere RISPETTO. Rispetto della vita, del LAVORO e della dignità altrui. Gentaglia.
Commenter cet article